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LA GRANDE PESCA DEL TONNO.
Le tonnare sarde sono andate di anno in anno
moltiplicandosi lungo le insenature della costa occidentale; si sono distese
da Portoscuso, Porto Paglia, Isola Piana, da quelle tra la spiaggia e le isolette
di
S. Pietro e S. Antioco, a Flumentorgiu presso
Oristano, fino alla tonnara estrema di Torre delle Saline nell'ampio seno dell'Asinara
che racchiude Porto Torres, l'antico glorioso emporio di tempi passati.
Il tonno è un grosso pesce della famiglia
degli sgomberoidi: raggiunge talvolta la lunghezza di tre metri e il peso di
200 kg., dal dorso a squame grigiastre e lucide assai aderenti al cuoio, onde
fu chiamato liscio da Aristotile, lubrico da Plinio e da Linneo.
Ogni anno migra dall'Atlantico e dai mari caldi
nel Mediterraneo per deporre le uova più al sicuro in un mare meno aperto
e meno tempestoso, oppure, come altri pensano, attratto dall'esca che abbonda
nel Mediterraneo sotto forma di acciughe, sardelle, e soprattutto di ghiande,
di cui i tonni, strano a dirsi, sono ghiottissimi.
Passato lo stretto di Gibilterra, i grandi branchi
di pesci si dividono in torme più piccole che si avviano verso il mare
Ligure donde scendono, costeggiando la Corsica e la Sardegna, per i mari caldi
d'oriente a depositarvi le uova.
Dai primi mesi di aprile, Portoscuso e tutti
i porti circostanti incominciano a svegliarsi dal torpore invernale e si animano
per incanto di una folla varia e multicolore, di marinai e pescatori, e di curiosi
avidi di assistere al caratteristico spettacolo di una mattanza.
Le grandi reti si stendono sulla spiaggia mentre
i pescatori intessono febbrilmente lo sparto racconciando le sdrusciture; i
ramponieri preparano i crocchi che presto stilleranno di sangue, mentre i padroni
arruolano le ciurme scegliendo i più abili e i più forti giovani
del paese.
Composte e riunite le ciurme stesse, in ogni
tonnara, viene designato il rais, capopesca, che è il personaggio più
importante. Nella prima settimana di maggio egli s'imbarca con degli abili scandagliatori
per verificare i punti più adatti dove calare la rete e studiare il passo
dei tonni. Quasi ogni anno, infatti, le torme dei pesci, deviano sensibilmente
dalla linea seguita in precedenza, allontanandosi quasi sempre dalla costa,
specialmente nelle prossimità di Portoscuso, dove i detriti ed i residui
delle vicine miniere impediscono loro di navigare liberamente e comodamente.
Le imbarcazioni bordeggiano parecchi giorni
e finalmente, il rais, dopo aver osservato e studiato la più piccola
cosa che possa influire sulla pesca, aiutato dai marinai incrocia la tonnara,
cioè segna in mare una traccia con corde chiamate intitole nel luogo
in cui si dovranno calare le reti.
Queste, solennemente benedette dal clero sulla
spiaggia, vengono portate da parecchi legni sul punto stabilito: operazione
che richiede all'incirca un paio di settimane.
Il sistema di rete usato in tutte le tonnare
sarde consta di un grande rettangolo che si allarga molto al centro e si restringe
ai lati, la cui lunghezza varia dai 200 ai 300 metri per 50 e 60 di larghezza.
Questa grande rete fortissima, saldamente ancorata
al fondo, e tesa alla superfìcie per mezzo di grossi galleggianti di
funi ormeggiate dalle barchette, si compone di 7 od 8 camere in fila, riunite
tra loro per mezzo di larghe aperture, e aventi ciascuna un nome speciale.
Le due camere estreme si chiamano di Levante
e della Morte; questa, detta anche corpus, è la più grande e la
più robusta. Tra esse si trova la camera di Ponente, il Bastardo, il
Bordonaro, la Bordonaredda, la Grande; e, nel sistema a otto camere, quella
Centrale o Pedale a forma di imbuto, che si allarga verso la parte libera.
Affondato cotesto grande e complicato edificio
di corda, si cala perpendicolarmente un'altra rete, semplice e profonda, che
si stende per parecchie centinaia di metri dalla spiaggia o da qualche scoglio
in prossimità fino alla camera di Bordonaro o al Pedale, dove si unisce
con l'altra. Essa serve per fermare e incanalare i tonni, che vanno così
ad entrare nella trappola intricata.
Quando tutto è pronto, il corpus viene
strettamente chiuso per ogni lato da lunghe imbarcazioni disalberate e da vascelli
divisi nell'interno in parecchi scompartimenti detti stellati; nel centro si
dispone e si ormeggia il Barbariccio, la barchetta del rais, donde costui, insieme
ai più abili pescatori, sorveglia le mosse dei tonni e dirige tutte le
operazioni della pesca.
Il branco dei tonni, preceduto da qualche pesce
spada, che i marinai cercano di sviare perchè non entri nella trappola,
si avanza incontro alla lunga rete che chiude la via, verso le camere che allargano
subito le loro aperture, restringendole non appena è entrata la preda.
Il Bastardo e il Bordonaro sono già pieni
di tonni che si divincolano tra le maglie robuste, e non potendo più
ritornare indietro, sboccano nelle altre camere successive. Il rais, sul suo
Barbariccio che traballa e ondeggia, sorveglia attentamente le mosse dei tonni
che continuano per parecchio tempo ad entrare nelle reti. Quando, generalmente
dopo qualche giorno, vi siano tonni bastevoli in tutta la rete ed il mare sia
diventato abbastanza tranquillo (perché i tonni non viaggiano mai durante
le calme) essi vengono fatti entrare nella camera di Ponente, da alcuni chiamata
anche la Camera d'Oro.
E' la vigilia della mattanza.
All'alba le barche ed i vascelli si restringono
intorno al corpus, la grande e robusta rete che viene sempre più allargata
alla superficie del mare.
Il sole sorge lentamente sulla gran calma; la
giornata è propizia, il rais guarda la manovra delle barche che si stringono
saldamente; sorride tra la barba bianca.
E quando gran parte del tonno è entrato
nel Corpus, il rais lancia il suo comando breve e secco: "Sarpa!..." e le ciurme sulle barche incominciano a salpare la rete enorme, faticosamente
e lentamente.
Cento corpi seminudi, bruni e forti, si chinano
e si sollevano ritmicamente, accompagnando lo sforzo poderoso con un urlo gutturale
e prolungato, mentre gli uomini del Barbariccio a colpi di remo e di fiocina
stordiscono ed uccidono qualche pesce salito a galla.
Dopo poche ore il lavoro non è più
tanto faticoso e pesante perchè i tonni che cercano invano di sdrucire
il fondo della rete, robusto e doppio, sono costretti a salire lentamente alla
superficie del mare. Le ciurme si affrettano negli ultimi strappi, e, mentre
la rete è quasi tutta fuor d'acqua e si accumula sui fianchi delle barche,
saltano sui bordi dei Vascelli gli altri pescatori armati di crocchi, mastaioli
e fiocine saldamente assicurate alle gomene. Allora nel meriggio placido, nella
gran calma s'inizia e si svolge la lotta dell'uomo contro i tonni, che sbalzano
alla superficie del mare divincolandosi e dando dei furiosi colpi dì
coda, mentre i dorsí argentei e grigiastri dalle squame luccicanti e
viscide scintillano nel mare che s'increspa e si agita per largo tratto.
I fotografi hanno puntato rapidamente gli obbiettivi,
e le macchine e i piccoli vaporini affollati di spettatori formano un quadro
stridente con la scena che si svolge nel recinto chiuso delle barche: scena
che ricorda le antiche lotte tra pescatori e mostri marini, quadro degno dell'Ellade
omerica.
I fiocinieri lanciano i ramponi, colpendo nel
dorso il tonno che sì agita e sbalza mentre il ferro acuto dalla doppia
punta ricurva penetra vieppiù nella ferita lacerando le squame. E i crocchi
calano rapidi sui pesci più vicini alle barche, mentre altri pescatori
con le funi tirano su i tonni palpitanti e li gettano negli stellati perchè
vi finiscano la. loro agonia.
I comandi del rais, in piedi sul suo legnetto
che barcolla agitato dalle onde, si uniscono alle grida selvagge ed agli incitamenti
delle ciurme, che si infervorano sempre più nella strage accanita. La
lotta diviene feroce, ed anche pericolosa: in ogni tonnara i pescatori ricordano
delle disgrazie; qualche giovane più ardito che si è proteso più
degli altri sull'orlo del vascello scivolando sulla rete lubrica e sdrucciolevole
è precipitato in mare tra i tonni che lo hanno ucciso a colpi di coda
e di dorso. E mentre il sole cala nel tramonto imminente, la strage dei tonni
volge e alla fine.
Le vittime si accumulano negli stellati spalancando
nell'agonia suprema i grandi occhi vitrei, mentre le ciurme azzannano i pochi
superstiti che si agitano nel recinto, tra la spuma sanguigna del mare in convulsione.
E nell'aria si alza e si confonde l'odore acuto di carne macellata, di sangue
e di salmastro.
Quando gli stellati sono colmi di tonni, le
barche accostano in lunga fila alla spiaggia, ed i pesci vengono trascinati
con le gomene o portati a spalla dai più robusti pescatori, che spesso
fanno tra loro gare di forza e scommesse.
Il tonno più grosso tra tutti quelli
pescati, lasciato intatto, viene subito dal rais offerto solennemente al Santo
protettore, e il ricavato della sua vendita va a beneficio della chiesa del
paese.
Sulla spiaggia molti pesci vengono subito venduti
intieri o a pezzi.
Da ogni animale viene spiccata la sorra, parte
vicino al ventre, di prima qualità; che sulle cianche, grandi, tavole
di marino inclinate, vien tagliata in piccoli pezzi che son pesati e quindi,
attraverso una serie di operazioni diverse, confettati e preparati per le mense.
Dopo la sorra è tagliata la netta (carne
di seconda qualità) e la ventresca, che vengono confezionate nei salatoi.
Le carni salate e confettate si mettono in grosse botti che sì lasciano
scoperte al sole per parecchi giorni; la sorra invece, uscita dalla salamoia,
vien rinchiusa in scatole di latta piene d'olio.
Così annualmente partono da tutte le
tonnare sarde tanti quintali di carne di tonno preparata o da confettare negli
stabilimenti, nazionali ed esteri. Da una relazione fatta nell'anno 1886 per
conto del Ministero di A. I. C. sulle tonnare d'Italia, apprendiamo che si contavano
in quell'anno in tutta l'Italia 46 tonnare; e la statistica assegnava glì
8/10 della produzione annuale alla sola Sardegna, che insieme alle tonnare di
Favignana e Formica, in Sicilia, è il paese delle più abbondanti
e ricche mattanze.
Il Cetti nella sua opera già citata,
ci fa sapere che ai primi anni dell'800 furono eseguite 18 mattanze a Portoscuso
e 15 a "Torre delle Saline"; il Lamarmora nel suo "Voyage dans l'ile de Sardaigne" visitato nel 1848 la tonnara di
"Torre delle Saline" ne faceva ascendere a 1342 quintali la produzione
annua. Oggi in questa sola tonnara la produzione oscilla annualmente dai 2500
ai 3000 quintali, e nelle altre tonnare le mattanze sono ogni anno più
numerose ed abbondanti.
Così questa industria antichissima assicura
alla Sardegna una cospicua e sicura fonte di guadagno ed alla nostra Italia
il primo posto fra tutti gli altri paesi in questo notevole e ramo dell'industria
e del commercio alimentare.
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